Lo strabismo politico intellettuale

19 08 2008

 

Per strabismo intellettuale intendiamo la comprensione che una cultura amministrativa elevata pare avere riguardo alla necessità di proporre politiche non inquinanti e non eccessivamente energivore. Una cultura che si spinge intellettualmente a considerare necessario un nuovo modello di sviluppo anche con politiche vicine alla decrescita economica. Il blocco frequente della circolazione a causa dell’eccesso di polveri sottili, le drastiche direttive al riguardo sono certamente il risultato, anche, di questa cultura. Ma questa cultura sembra scomparire nel momento della programmazione della città sistema unico e delle sue relazioni. Questa cultura amministrativa scompare perché corposi interessi economici si dimostrano molto più forti. E’ l’economia che schiaccia la politica e per essere ancora più chiari ci si riferisce alla speculazione fondiaria ed edilizia e al grande supporto che ad essa viene dall’automobile privata. Infatti, nella migliore delle ipotesi, nei programmi urbanistici delle città metropolitane, viene pure indicata una connessione tra sviluppo urbanistico e infrastrutture di trasporto ma nel concreto mentre la realizzazione in ogni dove  dell’abitato avviene tumultuosamente e senza alcuna infrastruttura per il trasporto, la circostanza finisce per determinare una funzione primaria dell’automobile a favore della crescita disordinata delle città. Analogo ragionamento, con qualche correzione, può valere per i collegamenti tra città e città.

Questo è lo strabismo tra una cultura ad alti orizzonti che a parole viene proclamata e la pratica amministrativa e di governo che si realizza. E’ a questo che si deve uno dei più evidenti limiti che è presente nella programmazione e nella proposta (assolutamente inadeguata) di città competitiva. Con ogni evidenza il sistema unico, la città, per potersi difendere costringe i suoi cittadini (la larga maggioranza di essi) a sacrifici e costi incredibili che concorrono a produrre insicurezza e conflitto sociale. Purtroppo la circostanza non appare nella sua evidenza o viene subita perché la pubblicità e la propaganda è tanto forte e fuorviante da essere capace di nasconderne la gravità.

Come stanno le cose nel nostro paese?

In Europa circolano 200 milioni di autovetture, corrispondenti ad un terzo dei 600 milioni di vetture circolanti nel mondo. In Italia circolano 35 milioni di auto (e 5 milioni di motocicli), pari al 18 % del parco circolante in Europa, a fronte di una popolazione (58 milioni) pari al 7% di quella dell’Europa (800 milioni).

Nel nostro paese abbiamo 40 milioni di veicoli privati a 2 e 4 ruote su circa 47 milioni di potenziali guidatori. Siamo nei fatti ad un veicolo per abitante! E non sappiamo nemmeno quanto ci costa. Non viene detto e anzi si cerca di nasconderlo. Recenti studi (2007) hanno indicato che per una auto di 15.000,00 € il costo annuale ammonta a 4.300,00 €/anno e che per una auto di 24.000,00 € il costo annuale ammonta a 7.200,00 €/anno. Questa enorme spesa incide tra il 13 ed il 26% del reddito familiare, con punte del 31%.

E’ stato calcolato con un gioco di simulazione che in Italia, con le tipologie di spostamento presenti, la popolazione virtuale in rapporto a quella delle tipologie del 1961 dovrebbe essere oggi di oltre 9 milioni di abitanti. In sostanza il sistema città non solo non pare aver migliorato rispetto agli anni precedenti, ma contestualmente invece si permette di bruciare giornalmente in ingorgo, in inquinamento, in tempi persi per la congestione oltre il 12% del suo PIL. 

Oramai di questi costi bisogna farsene una ragione.