l’ordinanza
Stretta di Bologna sugli alcolici
Chi li vende deve chiudere entro le 22
La Lega si complimenta con il neosindaco del Pd, Flavio Delbono
Corriere della sera
Dal nostro inviato Francesco Alberti
BOLOGNA — Dilemma etilico-commerciale per le centinaia di botteghe etniche, gelaterie, pizzerie da asporto e fruttivendoli che animano le nottate del centro storico bolognese e dei suoi chilometrici portici. Vendere o non vendere alcolici? Ogni commerciante sarà libero di scegliere. Ma guai a lui se poi sgarrerà, perché le condizioni fissate dal neosindaco delle Due Torri, il pd Flavio Delbono, sono stringenti. Chi deciderà di eliminare per sempre dai suoi scaffali (in qualsiasi ora del giorno, s’intende) birra, vino e tutto ciò che abbia un tasso etilico, potrà tenere aperto il negozio quanto vorrà, anche l’intera notte. Chi invece preferirà continuare a servire prodotti alcolici sarà soggetto all’obbligo di abbassare le saracinesche alle 22. Lo stesso divieto riguarderà anche tutte le bevande contenute in bottiglie di vetro. Per chi fa il furbo, l’ordinanza prevede multe da 300 a 500 euro, con la possibilità, per i recidivi, di arrivare alla chiusura del locale.
È una mezza rivoluzione, con implicazioni di carattere anche etnico, quella che da lunedì si abbatterà sulla galassia commerciale del centro storico. Dei 363 locali che rientrano nell’ordinanza, quasi l’80%, a detta delle stesse organizzazioni di categoria, sono gestiti da immigrati asiatici, in particolare pakistani. Si tratta di piccole botteghe nelle quali, a qualsiasi ora, si trova di tutto: dal detersivo, alla frutta, fino ad arrivare a birra e vino. È qui che si riforniscono gli studenti universitari, ma non solo, che movimentano la movida bolognese e che spesso stazionano fino all’alba nelle piazze-salotto della città, scatenando le ire dei residenti e, a volte, problemi di ordine pubblico. «L’obiettivo — ha spiegato ieri il sindaco — è quello di rendere più facili i controlli da parte dei vigili urbani. I negozi che intendono vendere alcolici, e che dopo le 22 verranno sorpresi con la saracinesca ancora alzata, saranno passibili di sanzioni. Proviamo in questi 3 mesi estivi, poi faremo un bilancio». Battaglia antica, quella che Bologna combatte contro l’alcol notturno. Sergio Cofferati, predecessore di Delbono, aveva puntato sul coprifuoco alcolico alle 22, senza distinzioni. Ma i risultati non furono brillanti: un po’ per la difficoltà di far rispettare i divieti, un po’ per le contorsioni di una parte (l’ala sinistra) della coalizione.
Delbono ha giocato la carta della concertazione, coinvolgendo le associazioni di categoria (che, almeno per il momento, pare abbiano apprezzato). L’interrogativo, semmai, è un altro: come la prenderanno i tanti asiatici che gestiscono le botteghe del centro e che sull’alcol hanno costruito un buon giro d’affari? Il sociologo Marzio Barbagli è ottimista: «Non credo si creeranno tensioni — ha detto al Corriere di Bologna —: il punto di forza di questi esercizi è l’orario prolungato e flessibile, non certo la vendita di alcolici, come avviene a New York e San Francisco». Non sarà comunque semplice spiegare a filippini e pakistani come mai dall’ordinanza siano esclusi bar e ristoranti. E anche il fatto che la Lega, di solito non tenera con la giunta, stavolta abbia promosso Delbono («Provvedimento molto leghista» ha detto il segretario Bernardini), farà fischiare le orecchie a più di un immigrato.
28 luglio 2009
Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani in Europa ed in Italia. Nell’Unione Europea, un incidente su quattro circa è imputabile al consumo di alcol e sono almeno diecimila ogni anno le vittime della strada a cusa dell’alcol. Particolarmente esposti sono i giovani di età compresa tra i 18 e 24 anni. In questo gruppo di età, il 40 per cento dei decessi è rappresentato da vittime della strada. L’applicazione di misure di lotta contro la guida in stato di ebrezza potrebbe ridurre traumi o lesioni in seguito a incidenti di almeno il venticinque per cento per gli uomini e il 10 per cento per le donne. I giovani sono i conducenti più spesso implicati in incidenti stradali connessi con l’alcol. Esiste, invece, una evidenza consolidata in Italia in merito alla disinformazione dei giovani sulle quantità che contribuiscono a raggiungere , o meglio evitare, il livello di 0.5 grammi/litro. Emerge che soltanto il 58.7 per cento indica il correttamente in 0.5 il limite previsto dalla normativa per il consumo di alcol da non superare alla guida. Il 41.3 pe cento indica livelli differenti e il 7.6 per cento non sa o non risponde. Tra tutti i giovani che hanno indicato correttamente il limite di 0.5 grammi/litro di alcolemia, il 19.2 per cento ammette di non conoscere il numero di bicchieri che corrispondono al limite, l’8.2 per cento reputa che 5g/l corrisponda a zero bicchieri e soltanto uno su tre ragazzi (il 29.9 per cento) identifica correttamente in 2-3 bicchieri il numero di drink che determinano 0.5 grammi/litro di alcolemia.
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