Correva l’anno 2001 quando un giovane
programmatore americano (Ron Hornbaker)
decise di creare un data-base dei libri
“liberati” nel mondo.
A ispirarlo fu l’iniziativa “where’s George?”
che si riprometteva di rintracciare
tramite il numero seriale le banconote da
1$ (quelle con l’effige di George Washington,
appunto) in giro per il mondo.
Considerando che i libri non possiedono
un numero di serie che identifichi univocamente
la singola copia, Ron ha ideato
un codice (il Book Crossing IDentification
number) che viene rilasciato dal sito
www.bookcrossing.com.
Il BCID permette di accedere alla pagina
on-line del libro, dove si possono scrivere
commenti, impressioni, pensieri o altro.
Una specie di “messaggio nella bottiglia”
da lasciare poi alla “deriva” nell’oceano
della città.
Chi lo ritrova, grazie al codice apposto su
quella copia e all’etichetta esplicativa o
alle due righe che spesso l’accompagnano,
può accedere alla pagina on-line del libro
e arricchirla con un suo messaggio, continuando
la sua storia e creando un legame
virtuale anche con tutti quelli che l’hanno
incontrato e letto in precedenza.
Dal 2001 a oggi il Bookcrossing è cresciuto
in modo esponenziale, coinvolgendo
nei paesi di tutto il mondo persone d’ogni
genere, tutte unite dalla passione per la
lettura e dalla voglia di condividere ciò
che viene letto, affidandosi per la scelta
del nuovo lettore al destino e al proprio
spirito d’avventura.
A oggi sono iscritti al sito www.bookcrossing.
com (l’unico che può rilasciare i codici
BCID) quasi 726.000 persone (oltre
22.000 in Italia) che hanno liberato, insieme
e in tutto il mondo, più di 5 milioni
di libri.
Con la crescita della comunità virtuale è
sorto il desiderio di conoscersi, di incontrarsi
e frequentarsi anche nel mondo reale,
per condividere esperienze e sensazioni
legate al mondo dei libri, della lettura e
delle liberazioni.
Per questo sono stati istituiti dei “ritrovi”
mensili che si svolgono il secondo martedì
del mese in tutto il mondo. Ritrovi che
hanno rafforzato il concetto di comunità
e che servono a rendersi conto che attorno
all’oggetto libro, nonostante tutto, c’è
fermento e la lettura è uno “sport” alacremente
praticato, a dispetto dei sondaggi.
E il desiderio di “condividere” quello che
si è letto è tale che spesso si acquistano
più copie di uno stesso libro (con infinita
gioia di autori ed editori), vuoi per non
liberarsi della “propria” copia, con i suoi
profumi, i suoi segni, i suoi ricordi; vuoi
per lasciare traccia tangibile del passaggio
di un bookcrosser a un particolare evento,
in un particolare giorno o ricorrenza, in
un preciso luogo…
Se vi capitasse di partecipare a un ritrovo
e chiedeste agli astanti perché “liberano” i
propri libri, molto probabilmente non ricevereste
due risposte uguali, perché non
c’è alcun precetto, non c’è alcuna regola,
ognuno pratica il bookcrossing come meglio
crede e per il motivo che più gli aggrada,
non c’è un modo giusto o un modo
sbagliato per fare bookcrossing.
Tutto ciò appare evidente se si osserva il
sito italiano dedicato al bookcrossing,
consultabile online all’indirizzo web www.
bookcrossing-italy.com e il forum a esso
collegato.
Per esempio io lo faccio perchè sono convinto
che il sapere, il conoscere rende liberi
e quindi cerco di liberare il sapere, in
modo che possa essere condiviso, divulgato.
Perché sono convinto che un libro può
cambiare una persona e le persone possono
cambiare il mondo. Inoltre penso a
quegli autori che vivono in paesi nei quali
non c’è la libertà di parola: l’unico mezzo
che hanno per divulgare il loro pensiero è
tramite la letteratura.
Leggere un libro è dare voce alle loro parole.
Tenere il loro libro chiuso in uno scaffale
equivale a imprigionare il loro pensiero,
vuol dire riuscire dove hanno fallito le torture,
le persecuzioni, le censure…
In fin dei conti il libro è uno strumento di
comunicazione, che deve essere letto per
comunicare il proprio messaggio, ma se lo
teniamo rinchiuso in mezzo ad altri libri
nella libreria di casa, che messaggio trasmette?
A chi poi?
Liberandoli permettiamo loro di assolvere
al loro compito. Forse sono un inguaribile
romantico, forse un idealista, o forse sono
solo uno che non ha di meglio da fare…
forse.
Ma che lo si faccia per un motivo o per un
altro, non è importante.
L’importante è liberare i libri, “partecipare”
al bookcrossing.
Se poi a partecipare siamo in tanti, ancora
meglio.
E a quanto pare, siamo in tanti davvero
e ognuno alla sua maniera e col suo entusiasmo,
con la sua personalità, ognuno
mette un po’ di se stesso quando e in ciò
che libera.
Spesso ci si chiede se è giusto liberare i libri
che non ci sono piaciuti, ma io penso
che sia giustissimo, poiché non essendo
tutti uguali, quello che non è piaciuto a
me può essere bellissimo per altri e viceversa
Correva l’anno 2001 quando un giovane programmatore americano (Ron Hornbaker) decise di creare un data-base dei libri “liberati” nel mondo.
A ispirarlo fu l’iniziativa “where’s George?” che si riprometteva di rintracciare tramite il numero seriale le banconote da 1$ (quelle con l’effige di George Washington, appunto) in giro per il mondo.
Considerando che i libri non possiedono un numero di serie che identifichi univocamente la singola copia, Ron ha ideato un codice (il Book Crossing IDentification number) che viene rilasciato dal sito www.bookcrossing.com.
Il BCID permette di accedere alla pagina on-line del libro, dove si possono scrivere commenti, impressioni, pensieri o altro.
Una specie di “messaggio nella bottiglia” da lasciare poi alla “deriva” nell’oceano della città.
Chi lo ritrova, grazie al codice apposto su quella copia e all’etichetta esplicativa o alle due righe che spesso l’accompagnano, può accedere alla pagina on-line del libro e arricchirla con un suo messaggio, continuando la sua storia e creando un legame virtuale anche con tutti quelli che l’hanno incontrato e letto in precedenza.
Dal 2001 a oggi il Bookcrossing è cresciuto in modo esponenziale, coinvolgendo nei paesi di tutto il mondo persone d’ogni genere, tutte unite dalla passione per la lettura e dalla voglia di condividere ciò che viene letto, affidandosi per la scelta del nuovo lettore al destino e al proprio
spirito d’avventura.
A oggi sono iscritti al sito www.bookcrossing.com (l’unico che può rilasciare i codici BCID) quasi 726.000 persone (oltre 22.000 in Italia) che hanno liberato, insieme e in tutto il mondo, più di 5 milioni di libri.
Con la crescita della comunità virtuale è sorto il desiderio di conoscersi, di incontrarsi e frequentarsi anche nel mondo reale, per condividere esperienze e sensazioni legate al mondo dei libri, della lettura e delle liberazioni.
Per questo sono stati istituiti dei “ritrovi” in tutto il mondo. Ritrovi che hanno rafforzato il concetto di comunità e che servono a rendersi conto che attorno all’oggetto libro, nonostante tutto, c’è fermento e la lettura è uno “sport” alacremente praticato, a dispetto dei sondaggi.
E il desiderio di “condividere” quello che si è letto è tale che spesso si acquistano più copie di uno stesso libro (con infinita gioia di autori ed editori), vuoi per non liberarsi della “propria” copia, con i suoi profumi, i suoi segni, i suoi ricordi; vuoi per lasciare traccia tangibile del passaggio di un bookcrosser a un particolare evento, in un particolare giorno o ricorrenza, in un preciso luogo…
Se vi capitasse di partecipare a un ritrovo e chiedeste agli astanti perché “liberano” i propri libri, molto probabilmente non ricevereste due risposte uguali, perché non c’è alcun precetto, non c’è alcuna regola, ognuno pratica il bookcrossing come meglio crede e per il motivo che più gli aggrada, non c’è un modo giusto o un modo sbagliato per fare bookcrossing.
Tutto ciò appare evidente se si osserva il sito italiano dedicato al bookcrossing, consultabile online all’indirizzo web www.bookcrossing-italy.com e il forum a esso collegato.
Per esempio io lo faccio perchè sono convinto che il sapere, il conoscere rende liberi e quindi cerco di liberare il sapere, in modo che possa essere condiviso, divulgato.
Perché sono convinto che un libro può cambiare una persona e le persone possono cambiare il mondo. Inoltre penso a quegli autori che vivono in paesi nei quali non c’è la libertà di parola: l’unico mezzo che hanno per divulgare il loro pensiero è tramite la letteratura.
Leggere un libro è dare voce alle loro parole.
Tenere il loro libro chiuso in uno scaffale equivale a imprigionare il loro pensiero, vuol dire riuscire dove hanno fallito le torture, le persecuzioni, le censure…
In fin dei conti il libro è uno strumento di comunicazione, che deve essere letto per comunicare il proprio messaggio, ma se lo teniamo rinchiuso in mezzo ad altri libri nella libreria di casa, che messaggio trasmette? A chi poi?
Liberandoli permettiamo loro di assolvere al loro compito. Forse sono un inguaribile romantico, forse un idealista, o forse sono solo uno che non ha di meglio da fare… forse.
Ma che lo si faccia per un motivo o per un altro, non è importante.
L’importante è liberare i libri, “partecipare” al bookcrossing.
Se poi a partecipare siamo in tanti, ancora meglio.
E a quanto pare, siamo in tanti davvero e ognuno alla sua maniera e col suo entusiasmo, con la sua personalità, ognuno mette un po’ di se stesso quando e in ciò che libera.
Spesso ci si chiede se è giusto liberare i libri che non ci sono piaciuti, ma io penso che sia giustissimo, poiché non essendo tutti uguali, quello che non è piaciuto a me può essere bellissimo per altri e viceversa.
Andrea Zannini




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