Il mercato della telefonia mobile da parecchio tempo vive momenti di gloria, non conosce ostacoli a livello legislativo e tantomento risente della crisi economica del nostro paese. Gli avvertimenti alle attenzioni sull’utilizzo di questi strumenti sono sempre all’ordine del giorno in quanto sono sempre più attendibili gli effetti dannosi sulla salute degli uomini e animali. Telefonini e/o cordless, ma anche le connessioni W-Lan e le antenne per la telefonia mobile sono le fonti principali di inquinamento elettromagnetico.
Con questo post, vogliamo dare una serie di utili informazioni sui rischi derivanti dalla telefonia mobile, come anche alcuni consigli sul comportamento da adottare in particolari situazioni, sia all’interno degli ambienti domestici, sia quando si usano mezzi pubblici.
Ambiente domestico:
Le stazioni radiobase della telefonia mobile (GSM e UMTS), il cordless domestico e gli accessi ad internet senza fi li (W-LAN) emettono senza interruzione microonde pulsate, 24 ore su 24. Questo “smog” elettromagnetico procura stress all’organismo, soprattutto durante l’importantissima fase di rigenerazione nel sonno. Si tratta di radiazioni che oltrepassano pareti e pavimenti.
In macchia o mezzi pubblici:
La struttura metallica dell’abitacolo (automobile, autobus, treno) e le superfi ci vetrate ad elevato isolamento termico rappresentano per le radiazioni emesse dal telefonino un serio ostacolo, tanto da richiedere un funzionamento alla massima potenza, anche in situazione di stand-by. Il portatile emette forti radiazioni per tutto il viaggio, anche se è solo appoggiato sul sedile o riposto in una borsa, in quanto deve continuare a comunicare la sua presenza all’antenna radiomobile più vicina, che cambia di continuo allo spostarsi del veicolo. Solo attraversando una città come Bolzano, il telefonino comunica prima la sua presenza e poi il suo allontanamento a qualcosa come 100 antenne. Sia il guidatore che i passeggeri si trovano immersi in un intenso campo elettromagnetico, e neppure il dispositivo vivavoce rappresenta un aiuto, se non è provvisto di antenna esterna.
Che fare?
- Nel periodo della gravidanza, non portare mai con sé, neppure in borse a contatto col corpo, un telefonino acceso, e starsene il più lontano possibile da qualsiasi fonte di onde radio (W-LAN, cordless, stazioni radiobase)!
- Quasi tutti i cordless funzionanti con lo standard DECT/GAP e tutti i collegamenti internet operanti secondo i protocolli W-LAN e WiMAx irradiano di continuo onde elettromagnetiche pulsate. Sono tecnologie che andrebbero assolutamente escluse dall’impiego in asili, scuole e abitazioni.
- Per musica, foto e fi lm si possono utilizzare apparecchi diversi dal telefonino
- Per impianti telefonici e installazioni internet, prendere in considerazione solo telefoni col cavo e reti informatiche cablate
- Per utilizzare il telefonino si può collegare una auricolare (headset) provvista di interruzione galvanica
- Evitare di riporre il telefonino acceso nella tasca dei pantaloni o della giacca!
- Per la realizzazione di aule informatiche va data assoluta preferenza a impianti cablati e alimentazione elettrica schermata, senza tecnologie wireless
- Impegnarsi perché a scuola si curi l’informazione sui rischi sanitari legati alla telefonia mobile e alle tecnologie senza filo.
- Non lasciare mai il telefonino acceso nel carrozzino, né lasciarlo al bambino per giocarci
- Non impiegare babyphon funzionanti secondo lo standard DECT/GAP o W-LAN
- Se si utilizza un babyphon analogico, mantenere una distanza di rispetto di almeno due metri dalla culla o dal lettino
- Se si utilizza personalmente un telefonino, durante la conversazione è bene mantenere una certa distanza rispetto ad altre persone, soprattutto se bambini.
- Appena possibile, spegnere del tutto il cellulare.
- Se si opta per un collegamento W-LAN, fare attenzione a spegnere il modem o disinserire la smartcard quando non sono in uso
Attenzione: le radiazioni oltrepassano con facilità anche le pareti, tanto da disturbare anche i vicini!

Il Piano di Assetto Territoriale Intercomunale (PATI) dell’area etropolitana di Padova, adottato di recente, non garantisce la sostenibilità ambientale. Lo afferma il presidente onorario di Legambiente, Sergio Lironi, osservando che l’attuazione del piano comporterà, rispetto alla situazione attuale, un aumento delle emissioni di CO2 del 23,45% per quanto riguarda le attività produttive e del 40% per quanto riguarda il traffico automobilistico.
Posta consegnata a singhiozzo a più di un centinaio di famiglie, telegrammi di condoglianze che finiscono in cassette sbagliate, settimanali che arrivano quando ormai le notizie “puzzano” e auguri di Natale recapitati dopo l’Epifania. Siamo a Saonara agli albori del 2009, non in un villaggio di antica memoria quando i messi si spostavano col mulo e il carretto.
Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani in Europa ed in Italia. Nell’Unione Europea, un incidente su quattro circa è imputabile al consumo di alcol e sono almeno diecimila ogni anno le vittime della strada a cusa dell’alcol. Particolarmente esposti sono i giovani di età compresa tra i 18 e 24 anni. In questo gruppo di età, il 40 per cento dei decessi è rappresentato da vittime della strada. L’applicazione di misure di lotta contro la guida in stato di ebrezza potrebbe ridurre traumi o lesioni in seguito a incidenti di almeno il venticinque per cento per gli uomini e il 10 per cento per le donne. I giovani sono i conducenti più spesso implicati in incidenti stradali connessi con l’alcol. Esiste, invece, una evidenza consolidata in Italia in merito alla disinformazione dei giovani sulle quantità che contribuiscono a raggiungere , o meglio evitare, il livello di 0.5 grammi/litro. Emerge che soltanto il 58.7 per cento indica il correttamente in 0.5 il limite previsto dalla normativa per il consumo di alcol da non superare alla guida. Il 41.3 pe cento indica livelli differenti e il 7.6 per cento non sa o non risponde. Tra tutti i giovani che hanno indicato correttamente il limite di 0.5 grammi/litro di alcolemia, il 19.2 per cento ammette di non conoscere il numero di bicchieri che corrispondono al limite, l’8.2 per cento reputa che 5g/l corrisponda a zero bicchieri e soltanto uno su tre ragazzi (il 29.9 per cento) identifica correttamente in 2-3 bicchieri il numero di drink che determinano 0.5 grammi/litro di alcolemia. 


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