I rischi della telefonia mobile

28 01 2009

w-lanIl mercato della telefonia mobile da parecchio tempo vive momenti di gloria, non conosce ostacoli a livello legislativo e tantomento risente della crisi economica del nostro paese. Gli avvertimenti alle attenzioni sull’utilizzo di questi strumenti sono sempre all’ordine del giorno in quanto sono sempre più attendibili gli effetti dannosi sulla salute degli uomini e animali. Telefonini e/o cordless, ma anche le connessioni W-Lan e le antenne per la telefonia mobile sono le fonti principali di inquinamento elettromagnetico.
Con questo post, vogliamo dare una serie di utili informazioni sui rischi derivanti dalla telefonia mobile, come anche alcuni consigli sul comportamento da adottare in particolari situazioni, sia all’interno degli ambienti domestici, sia quando si usano mezzi pubblici.

Ambiente domestico:

 Le stazioni radiobase della telefonia mobile (GSM e UMTS), il cordless domestico e gli accessi ad internet senza fi li (W-LAN) emettono senza interruzione microonde pulsate, 24 ore su 24. Questo “smog” elettromagnetico procura stress all’organismo, soprattutto durante l’importantissima fase di rigenerazione nel sonno. Si tratta di radiazioni che oltrepassano pareti e pavimenti.

In macchia o mezzi pubblici:

La struttura metallica dell’abitacolo (automobile, autobus, treno) e le superfi ci vetrate ad elevato isolamento termico rappresentano per le radiazioni emesse dal telefonino un serio ostacolo, tanto da richiedere un funzionamento alla massima potenza, anche in situazione di stand-by. Il portatile emette forti radiazioni per tutto il viaggio, anche se è solo appoggiato sul sedile o riposto in una borsa, in quanto deve continuare a comunicare la sua presenza all’antenna radiomobile più vicina, che cambia di continuo allo spostarsi del veicolo. Solo attraversando una città come Bolzano, il telefonino comunica prima la sua presenza e poi il suo allontanamento a qualcosa come 100 antenne. Sia il guidatore che i passeggeri si trovano immersi in un intenso campo elettromagnetico, e neppure il dispositivo vivavoce rappresenta un aiuto, se non è provvisto di antenna esterna.

 Che fare? 

  • Nel periodo della gravidanza, non portare mai con sé, neppure in borse a contatto col corpo, un telefonino acceso, e starsene il più lontano possibile da qualsiasi fonte di onde radio (W-LAN, cordless, stazioni radiobase)!
  • Quasi tutti i cordless funzionanti con lo standard DECT/GAP e tutti i collegamenti internet operanti secondo i protocolli W-LAN e WiMAx irradiano di continuo onde elettromagnetiche pulsate. Sono tecnologie che andrebbero assolutamente escluse dall’impiego in asili, scuole e  abitazioni.
  • Per musica, foto e fi lm si possono utilizzare apparecchi diversi dal telefonino
  • Per impianti telefonici e installazioni internet, prendere in considerazione solo telefoni col cavo e reti informatiche cablate
  • Attenzione: le radiazioni oltrepassano con facilità anche le pareti, tanto da disturbare anche i vicini!

  • Per utilizzare il telefonino si può collegare una auricolare (headset) provvista di interruzione galvanica
  • Evitare di riporre il telefonino acceso nella tasca dei pantaloni o della giacca!
  • Per la realizzazione di aule informatiche va data assoluta preferenza a impianti cablati e alimentazione elettrica schermata, senza tecnologie wireless
  • Impegnarsi perché a scuola si curi l’informazione sui rischi sanitari legati alla telefonia mobile e alle tecnologie senza filo.
  • Non lasciare mai il telefonino acceso nel carrozzino, né lasciarlo al bambino per giocarci
  • Non impiegare babyphon funzionanti secondo lo standard DECT/GAP o W-LAN
  • Se si utilizza un babyphon analogico, mantenere una distanza di rispetto di almeno due metri dalla culla o dal lettino
  • Se si utilizza personalmente un telefonino, durante la conversazione è bene mantenere una certa distanza rispetto ad altre persone, soprattutto se bambini.
  • Appena possibile, spegnere del tutto il cellulare.
  • Se si opta per un collegamento W-LAN, fare attenzione a spegnere il modem o disinserire la smartcard quando non sono in uso




Domenica con gli sci.

26 01 2009

domenica-con-gli-sci





PATI metropolitano: quale sostenibiltà ambientale?

19 01 2009

pati-immIl Piano di Assetto Territoriale Intercomunale (PATI) dell’area etropolitana di Padova, adottato di recente, non garantisce la sostenibilità ambientale. Lo afferma il presidente onorario di Legambiente, Sergio Lironi, osservando che l’attuazione del piano comporterà, rispetto alla situazione attuale, un aumento delle emissioni di CO2 del 23,45% per quanto riguarda le attività produttive e del 40% per quanto riguarda il traffico automobilistico.
Rispetto alle scelte operate dal Piano di Assetto Territoriale Intercomunale  ell’area metropolitana di Padova, non tutte condivisibili, ci sarà modo  ‘intervenire puntualmente nella fase delle “Osservazioni”, ma per quanto  iguarda la sua sostenibilità ambientale, alcuni dati di fondo, desumibili dalla elazione progettuale, dalle Norme Tecniche e dal Rapporto Ambientale (VAS – Valutazione Ambientale Strategica), consentono già di fare una prima valutazione complessiva.

Va a questo fine innanzitutto ricordato che il PATI è stato introdotto dalla Legge Urbanistica Regionale 11/2004, che pone il principio della  sostenibilità ecologica e della salvaguardia delle risorse ambientali a fondamento dei nuovi piani, consentendo l’utilizzo di nuove risorse  territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente. L’art. 13 della Legge urbanistica impone inoltre un preciso limite quantitativo alla trasformabilità (urbanizzazione) del territorio agricolo classificabile come SAU (superficie agricola utilizzata).

Dagli studi per il PATI risulta che nel territorio metropolitano di Padova, oltre ad una grande quantità di capannoni abbandonati, esistono oltre 3 milioni di mq di aree ancora inutilizzate anche se da tempo destinate dai PRG dei diversi Comuni ad attività produttive, commerciali e direzionali. Ci si poteva aspettare che il nuovo piano – in coerenza con le finalità della legge urbanistica – riducesse drasticamente dette esorbitanti previsioni urbanistiche. Di fatto, invece, oltre a confermare la quasi totalità delle precedenti destinazioni d’uso, il PATI prevede 1.446.315 mq di nuove aree di trasformazione. Per superare quanto prescritto dall’art. 13 della Legge urbanistica, si è persino utilizzato l’espediente di individuare un “Polo produttivo di Padova” (comprendente anche aree dei Comuni di Saonara e Ponte San Nicolò) non computato nel lim ite quantitativo massimo della SAU trasformabile dai Comuni in quanto classificato come “intervento di rilievo sovracomunale”.

Complessivamente dunque oltre 4 milioni e mezzo di aree (aree nuove + aree confermate dal PATI) che si prevede vengano urbanizzate nel prossimo decennio a fini commerciali e produttivi, il che comporterà – secondo il Rapporto Ambientale – nuove emissioni di CO2 pari a circa 617.000 tonnellate / anno, con un incremento di circa il 23,45 % rispetto alle emissioni attuali dovute agli insediamenti esistenti (valutate in 2.634.421 t/a). Per ridurre il danno, il PATI consiglia l’utilizzo di nuovi criteri edilizi e di energie alternative, ma – mentre in diverse nazioni europee già oggi si realizzano nuovi quartieri virtualmente ad emissioni zero -le Norme di piano si limitano solo alla irrisoria richiesta di una “compensazione di almeno il 10 % della CO2 prodotta” dai nuovi insediamenti, che può anche essere monetizzata con oneri da versare ai Comuni e che i Comuni stessi potranno utiliz zare per interventi di rimboschimento di aree destinate a verde pubblico.

Ancor più preoccupante è la stima effettuata dal Rapporto ambientale in relazione al traffico automobilistico. Il PATI conferma tutti i progetti di nuove superstrade previsti dal recente Piano Territoriale Provinciale: dal GRA – Grande Raccordo Anulare, alla camionabile sull’Idrovia, alla Bovolentana, …e gli effetti si vedono! In dieci anni si prevede che dallo scenario attuale di 1.538.004 tonnellate di CO2 prodotte annualmente si passi tendenzialmente a 2.235.332 t/a. Sempre il Rapporto ambientale calcola che alcuni interventi infrastrutturali mitigatori previsti dal PATI possano ridurre le emissioni di un 4 % rispetto allo scenario tendenziale (non rispetto allo scenario attuale!), ovvero ad un valore stimato di 2.153.431 t/a, che corrisponde ad un incremento del 40 % rispetto alla situazione attuale!

Se al + 23% di emissioni dovute ai nuovi insediamenti produttivi e commerciali ed al + 40% dovuto al traffico, si dovranno sommare le nuove emissioni dovute alle nuove urbanizzazioni residenziali lasciate all’iniziativa dei diversi PAT comunali in fase di elaborazione (per il solo Comune di Padova – in cui le stime demografiche non ipotizzano alcun significativo aumento di popolazione sino al 2020 – si stanno programmando almeno 1.280.000 mc di nuova edilizia, che si aggiungeranno ai 1.765.000 mc costituenti la capacità residua dell’ultima Variante di PRG) e se si ricorda che la Comunità Europea si è posta l’obiettivo di ridurre del 20% le emissioni di CO2 entro il 2020, non possiamo non chiederci quali siano i reali elementi di sostenibilità del piano e quale relazione esista tra le altisonanti dichiarazioni di principio della legge regionale e dei documenti programmatici e le concret e scelte pianificatorie definite dal PATI.

Sergio Lironi – Presidente Onorario Legambiente Padova





Posta a singhiozzo e le condoglianze sbagliano buca

16 01 2009

Sabato 10 Gennaio 2009,
Saonara
lettPosta consegnata a singhiozzo a più di un centinaio di famiglie, telegrammi di condoglianze che finiscono in cassette sbagliate, settimanali che arrivano quando ormai le notizie “puzzano” e auguri di Natale recapitati dopo l’Epifania. Siamo a Saonara agli albori del 2009, non in un villaggio di antica memoria quando i messi si spostavano col mulo e il carretto.
Lamentele e proteste dei cittadini da qualche mese si sprecano ma l’apice del disservizio si è raggiunto alla fine dello scorso anno. «Non riceviamo la posta dal 18 dicembre – denuncia Idelmino Battagin, residente in via Zago a Villatora -. Fatto salvo un episodio curioso che ci è capitato il 28 dicembre, quando ci è stato recapitato un telegramma indirizzato ad un’altra famiglia. Oggi (ieri per chi legge, ndr) finalmente il postino è passato a portarci della corrispondenza datata, tra cui anche alcuni numeri arretrati di riviste». La lentezza della distribuzione postale si è concentrata lungo le vie Zago, Rovigo e Udine della frazione di Villatora. Ma nemmeno il capoluogo Saonara è immune ai disagi.
«Abbiamo aspettato per giorni una lettera che sapevamo per certo fosse stata imbucata a Padova il 27 dicembre – racconta Alberto Atza che abita in via Roma -. Quando ormai pensavamo di non vederla più, oggi ci è stata recapitata. Ma il problema va avanti da tempo. Nel nostro condominio, tra settembre e ottobre dell’anno scorso, la posta era spesso mescolata tra i vari residenti che poi provvedevano a scambiarsela». Della questione si sta facendo carico il consigliere comunale Damiano Stefan: «Più volte abbiamo chiesto a Poste Italiane di potenziare e migliorare il servizio a Saonara – spiega -. Finora abbiamo ottenuto solo l’installazione della cassetta per le lettere a Tombelle. L’unico ufficio postale del territorio comunale continua ad essere congestionato. Servirebbero delle aperture pomeridiane oltre al fatto che le Poste devono tornare a svolgere le mansioni per cui sono nate, non diventare bazar dove si trovano libri, cd e quant’altro».
Pronta la replica di Poste Italiane. «Tra fine dicembre e inizio gennaio alcuni postini della zona sono entrati in ferie o in malattia e sono stati sostituiti da altri che non conoscevano bene il territorio e, forse, si sono trovati in difficoltà in alcune zone di campagna dove le cassette, i numeri civici o i nomi dei residenti non sono sempre ben evidenti o gli indirizzi sono scritti in maniera incompleta – afferma Ettore Zuccolotto dell’ufficio stampa -. In questi casi si privilegia la distribuzione della posta urgente rispetto alla pubblicità. Per questo si sono formate giacenze che, ora, sono state via via consegnate. Ci scusiamo comunque con chi ha subito disagi».
Dal Gazzettino di Padova (Federica Bertaggia)





Ci son paperi e paperi….

13 01 2009

O.n.l.u.s.

 

Il Glicine Società Cooperativa Sociale

Iscritta all’Albo Società Cooperative n. A114733

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via Morosini, 10 – 35020 Saonara (PD)

Saonara, 13/01/09

OGGETTO: Invito
La Signoria Vostra è invitata alla rappresentazione teatrale dei ragazzi del centro diurno del Glicine

“CI SON PAPERI E PAPERI!”

Sabato 31 gennaio 2009 alle ore 21,00,

presso il patronato parrocchiale di Saonara.

Certi che vorrà condividere con noi questo momento di allegria, in attesa di incontrarLa porgiamo cordiali saluti.

Il Glicine soc.coop.soc.

Sede legale: via Morosini, 10 – 35020 SAONARA (PD) Tel/Fax 0498790712 – C.F.-P.I. 03465630287
Centro diurno: via Morosini, 10 – 35020 Saonara (PD) Tel/fax 049/8790712
Casa famiglia: via U.Foscolo, 23/A – 35020 Saonara (PD) Tel/fax 049/8790009
E-mail: coopglicine@libero.it






Alcol e Guida

2 01 2009

imagesGli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani in Europa ed in Italia. Nell’Unione Europea, un incidente su quattro circa è imputabile al consumo di alcol e sono almeno diecimila ogni anno le vittime della strada a cusa dell’alcol. Particolarmente esposti sono i giovani di età compresa tra i 18 e 24 anni. In questo gruppo di età, il 40 per cento dei decessi è rappresentato da vittime della strada. L’applicazione di misure di lotta contro la guida in stato di ebrezza potrebbe ridurre traumi o lesioni in seguito a incidenti di almeno il venticinque per cento per gli uomini e il 10 per cento per le donne. I giovani sono i conducenti più spesso implicati in incidenti stradali connessi con l’alcol. Esiste, invece, una evidenza consolidata in Italia in merito alla disinformazione dei giovani sulle quantità che contribuiscono a raggiungere , o meglio evitare, il livello di 0.5 grammi/litro. Emerge che soltanto il 58.7 per cento indica il correttamente in 0.5 il limite previsto dalla normativa per il consumo di alcol da non superare alla guida. Il 41.3 pe cento indica livelli differenti e il 7.6 per cento non sa o non risponde. Tra tutti i giovani che hanno indicato correttamente il limite di 0.5 grammi/litro di alcolemia, il 19.2 per cento ammette di non conoscere il numero di bicchieri che corrispondono al limite, l’8.2 per cento reputa che 5g/l corrisponda a zero bicchieri e soltanto uno su tre ragazzi (il 29.9 per cento) identifica correttamente in 2-3 bicchieri il numero di drink che determinano 0.5 grammi/litro di alcolemia.