la Nuova di Venezia — 18 ottobre 2008 pagina 11 sezione: REGIONE

Progetto di finanza della NUOVA ROMEA
VENEZIA. Andremo da Chioggia al Lido di Venezia attraversando le bocche di porto a piedi, o con un tapis roulant, dentro una sub-lagunare costruita nella pancia del Mose. Vi piace l’idea? Anche i più incalliti oppositori delle barriere affondate ammetteranno che è geniale. Ed è solo uno dei mega-progetti contenuti nel Ptrc, il piano dei piani, che il governo veneto si prepara ad adottare entro Natale. Dentro c’è di tutto: dal blocco delle seconde case sull’Altopiano di Asiago, Cortina, Zoldo Alto e zona del Garda al via libera per Veneto City con 2.000.000 (nella foto il progetto) di metri cubi di cemento da spalmare tra Dolo, Mira e Pianiga. E poi 20.000 nuovi posti barca, la maggior parte fronte mare, alcuni anche in darsene offshore. E addirittura un porto commerciale offshore, davanti alle foci del Po, dotato di una piattaforma di 80.000 metri quadrati (non c’entra niente con il rigassificatore). Un nuovo terminal passeggeri a Chioggia per trasferire da Venezia le linee di collegamento costa a costa (Rovigno, Pola, Zara, Dubrovnik). A Venezia resterà il terminal passeggeri più importante per navi da crociera e linee che attraversano il Mediterraneo. Nell’entroterra è previsto l’interramento dei tralicci dell’alta tensione e la posa di tutti i futuri elettrodotti e cavi esclusivamente in un «corridoio dell’energia» che seguirà i tracciati dell’A 4, dell’A 27 e dell’A 22. Divieti e permessi. Viene istituito un corridoio di salvaguardia, profondo 100 metri ai due lati dell’autostrada Venezia-Milano, chiamato «no food» perché sarà vietata la coltivazione di prodotti destinati all’alimentazione umana. Ma c’è anche l’ondata di permessi, in prima fila l’ok ai grandi progetti di espansione avviati dai Comuni, tipo la cittadella aeroportuale di Tessera. Per lo sport nasceranno due o forse tre centri di eccellenza, tipo Appiano Gentile, affidati al Coni, da situare probabilmente a Schio, Spinea e Mel («ricognizione in corso», è scritto). Previste quattro «piazze virtuali di accesso al Veneto», in pratica quattro centri di servizi per tutte le esigenze, da insediare ad Affi, Peschiera, Occhiobello e Alvisopoli. Tra i progetti ambientali, la trasformazione della via Ostiglia (da Treviso a Mantova) in asse attrezzato pedonale e ciclabile, lungo 150 chilometri. Sprawl in salsa Usa. Questi sono solo i progetti più speciosi da realizzare nel Veneto dei prossimi 20 anni, previsti da un piano ciclopico che tocca tutti gli aspetti del vivere. Il Ptrc fotografa l’esistente e si propone di modificarlo in meglio. Nobile intento. Ma c’è una piccola palla al piede: chi dovrebbe trasformare il rospo in colomba è la stessa amministrazione regionale che ha governato negli ultimi 15 anni, quelli della cementificazione diffusa, delle ville in campagna costruite da avvocati, notai e altri professionisti gabellati per coltivatori diretti. Gli anni della nuova ondata di «sprawl veneto in salsa statunitense» come scrive Paolo Feltrin, uno dei 4 saggi, nella presentazione dello stesso Ptrc. Sprawl vuol dire stravaccarsi: il Veneto si è stravaccato nelle campagne. Strade, capannoni, case, negozi. E di nuovo strade e capannoni: una catena che ha fatto fuori tutti gli spazi disponibili. I bei tempi andati. «Le città diffuse non nascono sotto i cavoli né dal destino cinico e baro», precisa Feltrin. Aggiungendo che è meglio prenderne atto, invece che rimpiangere i bei tempi andati. Se non c’è più spazio in orizzontale, pensa il saggio, bisognerà costruire in verticale. Facciamolo pure, ma teniamoci forte perché è il manovratore che ha più dubbi di tutti: «Il Ptrc non ci garantirà da nuove sgangherate urbanizzazioni della campagna o dei Colli Euganei, o Berici, o del Delta o delle Lagune, se perdurerà l’ingorgo di leggi, norme e competenze, di cui le Province sono un campione». Parole del presidente Giancarlo Galan, pronunciate al Pedrocchi il 6 maggio scorso, durante un convegno di presentazione del Ptrc («Per un ascolto del territorio. Concertazione e partecipazione»), affollato di amministratori locali. Ne venne fuori ovviamente un baruffone. Le 7 tavole. Raccontiamo il Ptrc cominciando dalla coda, le tavole di indirizzo. Il Veneto è visto ogni volta da una angolazione esclusiva: uso del suolo, biodiversità, energia e ambiente, mobilità, sviluppo economico, sviluppo turistico, crescita sociale e culturale. Tutte le carte sono scala 1:250.000 ma con lo zoom si può arrivare a 1:5.000. Ne consegue che ogni sindaco può vedere nei dettagli il suo Comune. Per le destinazioni del territorio, che vanno tradotte in vincoli o limitazioni, è essenziale. La Tavola 1 (uso del suolo) mette al centro della protezione dalla fascia delle risorgive a quella di ricarica, dai fiumi alle aree di laminazione, alle terme, all’irrigazione. «Questo Veneto è messo sotto tutela – spiega Romeo Toffano, capo della struttura tecnica che fatto il Ptrc, la direzione territoriale e parchi -. Per esempio non si potrà più tombinare a man salva». Questo criterio di salvaguardia, che traccia binari precisi per l’uso del suolo, si estende alle colture tipiche e di pregio, all’agricoltura di montagna (Alpago, Lessinia, Altopiano di Asiago, Canale di Brenta, Centro Cadore, Colle Santa Lucia, Comelico superiore, Fodom, Lamon, Sovramonte, Baldo) e alle praterie alpine storiche (la «linea del latte» di Livinallongo, tracciata da una transumanza che dura da centinaia d’anni). Per l’area centrale veneta, la novità è il corridoio arboreo «No Food» che dovrà fiancheggiare ai due lati l’autostrada Serenissima. E’ un’idea copiata dalla Regione Lombardia, che la sta già praticando: vietato coltivare mais, viti, frutteti. Vedremo soltanto alberi. E mangeremo più sano. Forse. (1 – continua) – Renzo Mazzaro
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